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Omelia Azione Liturgica Venerdì Santo – Anno B –

Omelia Azione Liturgica Venerdì Santo – Anno B –

(Gv 18,1–19,42)

Ti hanno messo un cartello sopra la testa, altrimenti nessuno ti avrebbe riconosciuto: «Il re dei Giudei». Sei re. Un re che entra a Gerusalemme tra canti di lode, un re che durante la cena pasquale offre il suo corpo e il suo sangue, un re che lava i piedi, un re che prega in silenzio mentre i suoi discepoli dormono, un re che si lascia tradire con un bacio e si fa catturare senza opporre nessuna resistenza. Un re fragile e indifeso come ogni uomo. Un re solo, abbandonato dai suoi amici. Un re senza trono e senza scettro, nudo e irriconoscibile, straziato e torturato. Un re che muore nella più completa solitudine. Un re che si abbandona alle mani del Padre. Un re che non si salva, che non scende della croce, che non cerca vendetta. Sei rimasto lì, appeso alla croce e in silenzio Tutto è finito. Hai deluso tutti. I tuoi, quelli che tu hai scelto uno per uno chiamandoli per nome, ti hanno lasciato solo. Sono scappati. Forse per paura o forse perché si sono sentiti traditi. Aspettavano un messia vittorioso, speravano che finalmente fosse arrivato il momento di restaurare con potenza il Regno di Israele, ma si sono sbagliati. Aspettavano un altro Dio. Cosa se ne fanno di un Dio che si mette in ginocchio e lava i piedi? Cosa se ne fanno di un Dio che si fa catturare come un sacco di patate dai soldati romani? Loro volevano un Dio potente, non un Dio che cavalca un asino e si mette un grembiule. Li hai delusi e ti hanno lasciato solo. Giuda si è sentito tradito e ti ha venduto. Pietro ha ripetuto per tre volte che non ti conosce. Ed è vero: non ti conosce, non sa chi sei. Non sa ancora chi sei. Sono passati più di duemila anni e sei ancora lì, su quella croce. Ancora lo stesso cartello. E ancora non ti conosciamo. Anche noi ci sentiamo delusi, come i discepoli. Vogliamo un Dio con la bacchetta magica che sistema tutti i nostri errori. Non ti sopportiamo quando ci tratti da adulti, ci prendi sul serio e ci fai ricordare che la vita è nelle nostre mani, che ci hai fatti liberi di amare e di odiare, di fare la pace o fare la guerra, e che la colpa non è tua se dai nostri errori non siamo capaci di imparare nulla. Ci sentiamo traditi, come Giuda. Ti abbiamo svenduto: chi più chi meno, tutti ti abbiamo svenduto. Preferiamo altri dei, preferiamo cammini meno esigenti e con ricompense più attraenti. Preferiamo sgambettare nell’acqua bassa, non correre troppi rischi ma stare al sicuro. Giuda si è messo al sicuro con trenta denari. Ci sentiamo come Pietro. O meglio: siamo come Pietro. Non ha mentito quando ha detto che non ti conosce, nemmeno noi ti conosciamo. Forse ci illudiamo di conoscerti, di sapere qualcosa di te, di aver letto qualche libro o aver ascoltato qualche riflessione che ci ha fatto intuire qualcosa di te. Però no, non ti conosciamo. Se solo ti conoscessimo un pochettino, la nostra vita sarebbe molto diversa. Siamo un disastro, Gesù. Ma tu, da quella croce, non giudichi nessuno. Sei un Dio che muore perdonando. Intorno a te c’è solo violenza, tradimento e solitudine. Ma tu non minacci, non urli, non imprechi. Tutta la tua vita è stata un dono, infatti Dalle tue labbra secche e martoriate, escono solo parole di perdono: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Lo avevi chiesto ai tuoi discepoli e tutti ti avevano guardato sorpresi: come si può perdonare settanta volte sette? Come è possibile amare qualcuno che ti sta facendo soffrire? Non hai risposto a parole, ma con la tua vita. Non hai fatto una bella catechesi, ma hai dato loro l’esempio. Ogni fibra del tuo corpo, durante la tua vita, ha fatto risplendere la bellezza del volto del Padre. Grazie Gesù, figlio amato del Padre, perché ti sei fatto carne della nostra carne, sei entrato dentro la nostra storia, sei salito su quella croce, hai scelto il posto più lontano da Dio perché nessuno si senta più lontano da Lui. Su quella Croce, insieme a tutti i crocifissi della storia piantati nel cuore del mondo, si consuma il delitto più atroce della storia: si uccide Dio. Ma allo stesso tempo, si svela la verità più luminosa della storia: Dio è amore. Care sorelle e cari fratelli, Edith Stein diceva che “chi non ha gambe tanto sicure nel cammino della fede può servirsi della Croce come bastone”. Lasciamoci guidare, sostenere, guarire, abbracciare dall’amore di Gesù Crocifisso. Rimaniamo assieme alle donne e al discepolo amato sotto la croce, per imparare la compassione. Oggi, ancora una volta, dalla croce il Signore ci guarda con la tenerezza di un uomo sofferente e ci chiede di stare con lui e di imitarlo. Non stacchiamo i nostri occhi da lui per poter vivere la gratuità dell’ amore con il quale Gesù custodisce e salva la nostra vita.

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