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Omelia Domenica di Pasqua – Anno B –

Omelia Domenica di Pasqua – Anno B –

(At 10,34a.37-43 / Sal 117 / Col 3,1-4 / Gv 20,1-9)

Cari fratelli oggi è la Domenica di Pasqua ma non è pasqua per tutti… infatti non tutti riescono a vedere che la pietra davanti al sepolcro è stata tolta. Sono le persone che hanno portato per troppo tempo il peso della sofferenza e della delusione. La luce della speranza è diventata sempre più debole e ora non si vede abbastanza bene per rendersi conto che qualcosa è cambiato. Poi ci sono anche quelli che si sono ritrovati improvvisamente dentro un sepolcro, perché la pietra è stata messa sulla loro vita da qualcun altro, dagli eventi o dalle vicende impensate e improvvise. Ma questa pietra è stata già tolta per tutti noi, semplicemente ciascuno deve fare un cammino, a partire dalla situazione in cui si trova, per vedere, comprendere e accogliere questa liberazione. E Dio ci accompagna, ciascuno a suo modo, in questo cammino di scoperta e di consapevolezza, perché la pietra è stata già tolta, qualunque sia il tempo che  stiamo vivendo. Ma la tomba vuota non è una risposta, non è un luogo in cui fermarsi: la tomba vuota è una domanda, è una spinta a cercare, occorre mettersi in movimento, ricominciare. La liturgia della domenica di Pasqua comincia a metterci davanti diversi cammini, tra cui forse possiamo riconoscere il nostro o quello che assomiglia di più al tempo che stiamo vivendo: Maria di Magdala è la donna del desiderio, colei che non si rassegna, ma il dolore le pesa così tanto sul cuore che non riesce a vedere. È buio non solo intorno a lei, perché esce quando si intravvedono le prime luci del mattino, ma è ancora notte nel suo cuore. Corre al sepolcro appena possibile, non aspetta la luce del giorno. Il cuore è chiuso nel dolore, ma vorrebbe ancora amare. Per lei la pietra tolta dal sepolcro significa non che può smettere di piangere, ma che non ha un luogo dove fare il suo lamento. È talmente concentrata sul suo dolore che non pensa neanche che quel dolore potrebbe finire. Quando abbiamo trasformato la nostra vita in un lamento, quando il dolore e le lacrime sono diventate il senso della nostra vita, facciamo fatica a riconoscere che il Signore ci sta invitando ad avere speranza perché le cose possono anche cambiare. Infatti, la sua preoccupazione diventa un’occasione per annunciare: corre dai discepoli per condividere la sua preoccupazione e proprio quella preoccupazione diventa il punto di partenza per il cammino di qualcun altro. Simon Pietro e il discepolo che Gesù amava corrono verso quel sepolcro rimasto vuoto. Sono due modi diversi di correre: Il discepolo amato è l’immagine di una fede giovane, di una relazione intima con Gesù, un legame che la morte non può spezzare. Il discepolo amato arriva per primo, vede, intuisce, ma non si pronuncia, perché ha l’umiltà di aspettare. Il discepolo amato crede silenziosamente nel suo cuore e lascia che Pietro entri per primo. Anche Pietro fa la sua corsa. Qualcosa lo sorprende, ma non sa dare ancora un nome. Pietro è stanco, si porta addosso il peso del suo rinnegamento. Ha bisogno di fare un cammino di riconciliazione con la propria storia e con il Signore. Pietro è un uomo che ha bisogno di tempo, è abituato a fare i suoi calcoli. Entra nel vuoto della tomba, vede che c’è qualcosa di insolito, ma di lui non si dice ancora che credette. Cari Fratelli e sorelle, non è facile stare dentro quel vuoto, perché richiede un cammino personale, un rischio e una fatica. Si deve uscire da lì e mettersi a cercare: dov’è Gesù? E questa diventa la domanda della vita per il cristiano: cercare e trovare Dio in tutte le cose, anche nel dolore, nella fatica e nella delusione. SAPENDO CHE DIO È RISORTO (cerco pasquale e piaghe ferite di sangue in ferite gloriose).

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