• +080 5425168
  • info@villaggiobari.it

Omelia I Domenica di Avvento AnnoB

Omelia I Domenica di Avvento AnnoB

“Vegliate: non sapete quando il padrone di casa tornerà”

Mc 13, 33-37

La corona è anzitutto un segno di regalità e di vittoria, annuncia che il bambino che si attende è il re che vince le tenebre con la sua luce; è di forma circolare, poiché il cerchio è, fin dall’antichità, un segno di eternità e di unità: indica il tempo che ciclicamente ritorna, ma simboleggia anche l’attesa del ritorno di Cristo; è costituita da un grande anello fatto di rami verdi, in genere fronde di abete (o di pino), perché è un albero sempreverde, a simboleggiare la speranza e la vita che non termina, quella eterna; avendo la forma di anello, essa è anche segno di fedeltà, la fedeltà di Dio alle sue promesse; La corona di Avvento è un simbolo che, mentre ritma i giorni di preparazione al Natale del Signore, scandisce pure il cammino di conversione di ogni cristiano, fatto di vigilanza operosa e di attesa fiduciosa del Cristo che “viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo” (Prefazio dell’Avvento I/A), illuminato dalla speranza.

Questa Prima Domenica di Avvento il Signore ci dice: “Fate attenzione, rimanete svegli, perché non sapete quando sarà il momento decisivo!” (Mc 13,33) Gesù ci mette in guardia dal pericolo di rimanere addormentati, di essere sopraffatto dal sonno della sfiducia, dal sonno del non arrendersi più niente, dal sonno dell’isolamento. Sì, perché la nostra vita è troppo importante per essere sprecata: siamo stati coinvolti nel regno di Dio, cioè quel mondo di bellezza, di bontà e di pace in cui Dio abita e ci guida col suo Spirito.

Capita spesso di addormentarci, ma non possiamo cedere al sonno cattivo dell’indifferenza e del prendere tutto per sé: siamo chiamati a destarci da quel sonno e a vegliare, ad avere occhi aperti. Il sonno che soffriamo è il sonno del peccato che ci fa addormentare perché ci vuole togliere dal momento presente che stiamo vivendo. Anthony De Mello una volta chiese: “Qual è la differenza tra un santo e un peccatore? E, sorridendo, rispondeva: nessuna! Sono peccatori entrambi, solo che il santo lo sa”. Infatti passiamo gran parte della nostra vita addormentati, senza alcuna consapevolezza di quello che sta avvenendo intorno a noi e persino dentro di noi. Viviamo distratti, incapaci di dare un senso a quello che ci capita, un po’ per pigrizia, un po’ per paura di aprire gli occhi e restare delusi.

Come dice il profeta Isaia, in questa prima domenica di Avvento, abbiamo l’impressione di vagare senza una meta, ci sentiamo abbandonati, come se Dio non fosse più il pastore che accompagna il gregge anche nei giorni nuvolosi e di caligine. E così la nostra vita diventa attesa, attesa che qualcosa cambi, attesa che qualcosa ci sorprenda. Attendiamo di trovare finalmente qualcosa. E intanto la vita passa senza mai trovare una risposta al nostro desiderio indefinito. Aspettiamo senza sapere bene chi. Per uscire dal sonno, la prima cosa da fare è accorgersi di dove siamo. A volte, in quella fase che separa il sonno dalla veglia, abbiamo bisogno di ritrovarci, di capire dove abbiamo dormito. A volte, come dice Isaia, ci sentiamo forse come cosa impura, come panno immondo, come foglie secche sospinte inutilmente dal vento, incapaci di risvegliarci per stringerci a Dio (Is 64,2-7). Il profeta però ci ricorda anche che non smettiamo mai di essere anche come argilla che Dio continua a plasmare. Svegliarsi, dunque significa accorgersi della forma che abbiamo assunto, per chiedere a Dio di essere ri-formati.

Mentre si avvicina il tempo della passione, Gesù invita i suoi discepoli, in maniera sempre più pressante, a vigilare, ad aprire gli occhi. Vigilare vuol dire custodire quello che il padrone ci ha affidato. Custodire il tesoro, che è la vita, ci permette di restare nella relazione con Dio, che ci ha donato questa ricchezza. Nell’orto degli Ulivi, infatti, i discepoli si addormenteranno, si dimenticheranno del padrone, la tentazione giungerà e, trovandoli addormentati, li vincerà. Ci addormentiamo quando ci sembra di non trovare più un senso nella vita, quando ci sembra che la vita non sia più degna di essere vissuta. Dunque Vegliare significa tenere vivo il senso che la realtà, continuamente, mi dona. Dove mi trovo? Cosa mi sta chiedendo oggi la vita? 

Non siamo noi a inventarci o a costruirci affannosamente un senso per la nostra vita, ma lo accogliamo. Dio è generoso con tutti, non lascia mai una vita senza senso. Per questo noi siamo attesa! Attendiamo il senso che la vita generosamente ci offre. Attendiamo Dio che continuamente viene nella nostra vita. Dio è ad-ventum, colui che è venuto verso di noi e continuamente ci riempie della sua presenza. Ad-ventum è participio passato: Dio non è colui che verrà, ma colui che è già venuto. È un participio passato, è una promessa già realizzata. Per questo siamo certi che da allora in poi Dio non ha mai smesso di arricchire la nostra vita con una sua Parola. Noi attendiamo colui che continuamente viene verso di noi. Cos’è dunque l’uomo? Un essere vivente teso tra la certezza e il desiderio! Tra la certezza che Dio ha già visitato la mia vita e il desiderio che torni ancora ad abitarla.

Signore, aiutaci ad abitare il tempo che ci è dato in relazione fiduciosa con te, a riconoscerci custoditi nel tuo abbraccio come figli amati.

admin@villaggiobari

Devi aver fatto il login per pubblicare un commento.