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Omelia Natale del Signore

Omelia Natale del Signore

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

Is 52,7-10   Sal 97   Eb 1,1-6   Gv 1,1-18

L’altro giorno, durante una confessione, una persona si lamentava di non essere riuscita ad arrivare a Natale con un cuore pulito. Si era impegnata – mi diceva – ma alla fine si era ritrovata con un cuore che somigliava più che altro a una stalla. Tra me e me ho pensato: è proprio quello il cuore dove Gesù vuole abitare. Gesù nasce in una stalla non in una camera in ordine ma sterile. Se l’immagine della stalla ci fa problema e la troviamo irriverente, allora possiamo ascoltare l’inizio del Vangelo di Giovanni: scopriremo che Dio si fa carne in mezzo alle tenebre e al disordine. Dunque potremmo dire che a Gesù piacciono i ripostigli non le camere ordinate, perché è lui che vuole venire a mettere ordine. Fin dall’antichità gli uomini sono stati turbati dal buio che aumentava nelle giornate d’inverno. Temevano che prima o poi il sole non sarebbe più sorto e che tutta la vita sarebbe stata avvolta dalle tenebre. A volte abbiamo l’impressione che anche la nostra vita somigli a un lungo inverno. Siamo anche noi presi dallo scoraggiamento. E la vita ci sembra un lento procedere verso un il declino. E le vicende della storia, la debolezza delle istituzioni, gli inganni dei potenti, non fanno altro che accentuare questa impressione di vivere in una lunga notte dell’umanità. Ma è dentro questa notte dell’umanità che risuona l’annuncio di una parola che squarcia le tenebre: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

La parola, ossia, lo strumento privilegiato della comunicazione, si fa carne🡪 Il modo in cui parliamo dice il modo in cui amiamo: le parole possono essere vere o false, ambigue o chiare, distorte o autentiche, proprio come le nostre relazioni. E Dio ricomincia proprio dalla Parola. Come all’inizio della Genesi (Dio disse…), Dio esprime ancora una volta il suo desiderio di parlarci, di venirci incontro, di creare una relazione. Ma se all’inizio della Genesi, la Parola donava vita, adesso la Parola si fa vita, prende un volto. La Parola si fa più vicina, persino intima, quasi per assicurarsi di raggiungerci nella concretezza della nostra esistenza. La parola diventa Qualcuno. La relazione diventa personale. Come l’inizio della Genesi, così anche il Prologo di Giovanni inizia con l’espressione in principio. Un’espressione che non indica solo un inizio, ma anche la causa, o meglio il principio che mette ordine, la ragione della vita, il motivo, il perché dell’esistenza. A volte infatti ci sembra proprio di aver perso questa ragione della vita, questo senso, questo motivo più profondo delle cose. Giovanni ci ricorda che un nuovo inizio è possibile: in Cristo ciascuno ha la possibilità di ricominciare, di ritrovare il senso, ovunque tu sia oggi nel cammino della tua vita🡪dice S. Gregorio di Nissa: «Colui che ascende non smette mai di andare di inizio in inizio».

È vero anche però, che le tenebre ritornano di tanto in tanto nella vita. Ma le tenebre non sono mai l’ultima parola. La notte dell’inverno non è senza fine. Infatti, ancora una volta, come nella Genesi, così all’inizio del suo Vangelo, Giovanni ci ricorda che la Parola mette ordine nel caos della vita. Nella nostra vita frammentata, caotica, dispersa, la Parola viene a rimettere ordine, viene a fare luce. Vedere come stanno veramente le cose è infatti il primo passo necessario per poter rimettere le cose in ordine. Solo la Parola di Cristo, quella parola che è fin dall’inizio, può trasformare il caos della vita in un cosmos, in una vita che non è solo ordinata, ma bella (non a caso, cosmos ha la stessa radice di cosmetica). Il Prologo di Giovanni è allora chiaramente un annuncio di misericordia…Perché è Natale se le parole tornano a essere parole di misericordia, cioè parole autentiche, parole di incoraggiamento, parole chiare. Se le nostre parole sono parole ingannatrici, ambigue, svalutanti, non può essere Natale. Invece, sarà un Natale di misericordia se lasciamo che Cristo ci aiuti a fare luce nel disordine della nostra vita, nelle tenebre del peccato, nell’oscurità di un’anima che fa fatica a sperare. Cristo è luce di misericordia, luce che non giudica, ma che mette in moto cammini di conversione. Sarà un Natale di misericordia se i nostri desideri di bene non restano solo idee, ma si incarnano nella concretezza della vita e si traducono in gesti concreti. L’amore è concretezza e Gesù oggi ce lo mostra, infatti Dio ci ama così tanto che il Suo unico Figlio, si è fatto carne: è venuto ad abitare in mezzo in noi. Le parole sono diventate Parola: Dio non si limita alle parole, anzi potremmo dire che Egli non si accontenta di parlare, ma si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica e il peso della vita umana e così ci ha aperto la strada verso il Cielo, verso la comunione piena con Lui. 🡪 In quel bambino, il Figlio di Dio, possiamo riconoscere il vero volto, non solo di Dio, ma il vero volto dell’essere umano, il nostro volto; e solo aprendoci all’azione della sua grazia e cercando ogni giorno di farci amare da lui così come siamo, ci ricordiamo di essere suoi figli amati e perdonati. Andiamo a Betlemme, perché per noi oggi è nato il Salvatore: Cristo Signore! Poniamo nelle sue mani il nostro cuore, perché possa illuminarlo con la sua luce e fecondarlo con il Suo Amore. Amen!

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