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Omelia V Domenica – 05 febbraio 2023

Omelia V Domenica – 05 febbraio 2023

(Mt 5, 13-16 Qui il testo: https://bit.ly/3Xk3KgF)

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore,
con che cosa lo si renderà salato?
[…]

Voi siete la luce del mondo;
non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,

Oggi Gesù ci parla dei cristiani come Sale e luce.

Sale e Luce dicono una cosa semplice e immediata: non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.

Il sale richiama innanzitutto l’immagine del sapore: in diverse lingue c’è questa affinità tra il sapore e la sapienza, ciò che è insipido è immagine di ciò che è insipiente, stolto. Il sale infatti è associato anche alla prudenza: occorre aggiungerlo nella misura giusta! Tutto, anche l’amore, va vissuto con equilibrio. Infatti, si può sbagliare anche esagerando nell’amore: lo zelo eccessivo per qualcosa di buono, il sacrificio per il proprio lavoro, da parte di chi ne fa il luogo della propria realizzazione, può portare a fare terra bruciata nelle relazioni.

Il sale è immagine dell’amore perché dà sapore scomparendo: lascia il gusto, ma non lo vedi più. L’amore a cui siamo chiamati è quello che ci fa scomparire. Se stai sempre in mezzo, anche se a fin di bene, quello non è amore. Se non sai farti da parte, quello non è vero amore. Se pretendi che bisogna sempre vederti perché tu sei capace, perché tu fai le scelte giuste e sei indispensabile, quello non è amore.

Il sale scompare, ma fa la differenza: una cosa è un cibo in cui è stata messa una giusta dose di sale, un’altra è un cibo in cui il sale non c’è. Il discepolo di Cristo fa la differenza là dove è chiamato a stare.

Il sale è immagine dell’amore perché da solo non serve a niente. Non si mangia il sale, ma lo si usa per condire il cibo che prepari per qualcuno. L’amore non serve a niente se non c’è qualcuno da amare. Puoi avere nel tuo cuore un profondo desiderio di amare, ma non serve a niente se non cominci mai a viverlo.

Noi suoi discepoli siamo il sale, siamo cioè coloro che sono chiamati ad amare così. Se non amiamo in questo modo a che cosa serve essere suoi discepoli? Se non rispondiamo a questa vocazione chi darà sapore alle relazioni?

Anche l’immagine della luce ci rimanda agli altri. La luce infatti serve affinché altri possano camminare sicuri, evitare i pericoli, percorrere la strada giusta. Il primo esempio di luce per gli altri indicato da Gesù è la città sul monte: noi siamo chiamati a essere punto di riferimento. La città che splende nella notte permette a chi viaggia di orientarsi nel buio della notte. Se la città non risplende è difficile camminare perché tutto diventa tenebra, facilmente si può sbagliare strada, si può essere vittima di agguati o di bestie feroci.

C’è una responsabilità a cui siamo chiamati. Noi cristiani, noi come comunità ecclesiale, noi come Chiesa, siamo per gli altri città sul monte che splende? Gesù sembra dire alla comunità perseguitata che proprio il modo in cui si sta nella persecuzione può diventare luce che orienta il cammino di chi guarda.

La seconda immagine può essere letta sia a un livello comunitario che personale: la luce che non si mette sotto un secchio. La luce è nel linguaggio biblico anche immagine della Legge (Torah) che aiuta a camminare sulla giusta via, ma è anche immagine del Messia che ci viene incontro. Inoltre, è immagine della comunità che è chiamata ad essere un esempio per gli altri, ma possiamo leggere questa immagine anche a livello personale. Infatti, capita di mettere la propria vita sotto un secchio. E così la vita si spegne. A volte cioè ci chiudiamo, ci rifiutiamo di vivere, ci basta sopravvivere. Credo che qui Gesù ci stia anche invitando a non sprecare la nostra vita, a non rimanere tutta la vita sotto un secchio. Questa luce non è fatta per essere spenta. Capisco che a volte quel secchio possono avercelo messo addosso altri. Chiediamo allora al Signore di tirarci fuori, gridiamogli che noi vogliamo splendere, perché siamo stati pensati per questo!

La luce che orienta anche la vita degli altri è quella che brilla attraverso le nostre azioni. In questa domenica ce lo ricorda anche il profeta Isaia: la nostra luce splende nelle tenebre se dividiamo il nostro pane con chi ha fame, se sappiamo accogliere chi non ha nessuno, se copriamo coloro che sono rimasti nudi, senza dignità…

Matteo chiama opere belle quelle azioni attraverso le quali possiamo far splendere la nostra luce. Non sono semplicemente azioni buone, non c’è nulla di moralistico, non è un modo di mettersi a posto la coscienza, ma le opere belle sono quelle di cui ci siamo presi cura, quelle che abbiamo realizzato con passione, quelle attraverso cui lasciamo splendere la bellezza del Vangelo. Siamo tutti chiamati a essere artisti della vita, artigiani di bellezza! Perché Dio ci ama, Lui crede e si fida di noi!

Buona Giornata!
Uniti nella preghiera!

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