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Omelia V Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Omelia V Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

«Guarì molti che erano affetti

da varie malattie e scacciò molti demòni»

Di solito, se possiamo scegliere, preferiamo mostrarci agli altri nei nostri lati migliori. Le nostre pagine social mostrano i nostri scatti più riusciti, ci mostrano sorridenti, realizzati, circondati dall’affetto degli amici. Raramente abbiamo il coraggio di mostrarci nei nostri momenti di solitudine, per lo più non sveliamo le nostre lacrime, tendiamo a nascondere i momenti in cui ci sentiamo inadeguati. Per usare un’immagine di altri tempi, è come se guardando dallo spioncino della porta, decidessimo di aprire solo quando ci sentiamo presentabili. Probabilmente, se la suocera di Pietro avesse avuto il tempo di guardare e di rendersi conto degli ospiti in arrivo, non avrebbe aperto. Menomale però che Gesù arriva nella nostra vita senza preavviso. Entra senza imbarazzo nelle nostre malattie e nelle nostre fragilità.

Il Gesù del Vangelo di Marco fa un po’ cosi: si presenta a casa senza prendere appuntamento! Si presenta subito!!! Nei primi due versetti ricorre infatti per due volte un subito.

La prima volta è riferito all’azione di Gesù che, uscendo dalla sinagoga, subito entra nella casa di Simone e Andrea. Quel subito sembra legare fortemente il luogo dell’ascolto della preghiera, la sinagoga, e il luogo della vita ordinaria, la casa, come per dire che la parola ascoltata si deve poi incarnare nelle azioni quotidiane.

Entra nella casa della suocera di Pietro! Cinque uomini (con Gesù ci sono anche Giacomo e Giovanni, oltre Simone e Andrea) piombano in una casa che sarà stata molto probabilmente in disordine. Immaginiamo cosa avrà pensato la suocera:

Apriti cielo! “Con tutte le occasioni buone che c’erano”, avrà pensato la donna, “dovevi portarmi in casa il Maestro proprio quando sono a letto con la febbre e la casa è tutta in disordine!”. “Mio genero… il solito imbranato!” avrà mormorato la suocera, tenendosi il fianco dolorante.

Simone e Andrea si affrettano infatti a parlargli della suocera, come se volessero giustificarsi della condizione in cui Gesù ha trovato la casa: «e subito gli parlarono di lei» (Mc 1,30). Gliene parlano dopo che Gesù ha deciso di entrare in quella casa, quindi non possiamo ipotizzare che Gesù vada lì perché chiamato per guarire la suocera malata.

Non è un caso: Come con la suocera di Simone, anche nei nostri confronti, Gesù entra nella nostra casa in disordine senza schifarsi, entra nella nostra malattia, addirittura ci tocca, , respira l’aria malata della nostra casa, ci prende per mano mentre siamo malati, non ha paura di contagiarsi un gesto che trasmette fiducia e che è l’immagine della vita che passa dall’uno all’altro.

Gesù non chiede il permesso: è venuto per malati, non per sani, è proprio lui che deve entrare. Se la suocera di Pietro avesse guardato dallo spioncino, forse non avrebbe aperto, forse avrebbe preferito rimanere nella sua malattia, forse non avrebbe avuto il coraggio di farsi vedere malata.

Come nella sinagoga, così in questa casa, Gesù entra per ridare vita, per rimettere in movimento. Grazie, Gesù, per tutte le volte che entri nella mia vita anche senza essere invitato!

Chi sperimenta la guarigione nella propria vita, inevitabilmente sente il desiderio di servire. La suocera di Simone, la cui malattia aveva spento la vita dentro quella casa, appena guarita si mette a servire. Quasi come una necessità, perché quando viviamo l’esperienza della guarigione, la nostra vita si trasforma e diventa strumento di cura anche per altri.

Quella casa che sembrava bloccata e spenta diventa, nel testo del Vangelo di Marco, luogo in cui tanti altri trovano guarigione. Il testo dice infatti che «tutta la città era riunita davanti alla porta» (Mc 1,33). L’incontro con Gesù fa scoprire risorse che non pensavamo di avere. Ci rendiamo conto che noi stessi possiamo diventare spazio in cui Gesù può arrivare ad altri e guarirli. L’esperienza di Dio diventa vita anche per altri.

Lasciarsi guarire da Gesù è molto più importante del sapere chi è Gesù. Anche i demoni, come i teologi, sanno chi è Gesù, lo conoscono bene, a volte proprio come i teologi, prima ancora di averlo sentito parlare. I demoni sanno senza ascoltare. Siamo come demoni quando pretendiamo di sapere già tutto su Gesù, quando non lo ascoltiamo più, soprattutto quando non ci lasciamo toccare più da lui, quando non gli permettiamo più di mettere la sua mano sopra le nostre ferite.

Signore, tu ci trascini via dalle nostre reti, spezzi le barche delle nostre sicurezze, 
ci inviti a chiuderci alle spalle le porte del nostro passato, per andare dove?

Il tuo sguardo, perso nel prossimo orizzonte,
a volte ci spaventa, ma è lì che tu ci chiami, ad andare.

Donaci di credere in te, afferra ancora la nostra mano malata
e rimettici in piedi per seguirti ed essere con te,
deboli per i deboli, per guadagnare i deboli;
e tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno
”. Amen
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