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Omelia VI Domenica – 12 febbraio 2023

Omelia VI Domenica – 12 febbraio 2023

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,
non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge,
senza che tutto sia avvenuto. 
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto,
sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 
Io vi dico infatti:
se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli.

(Mt 5, 17-37. qui il testo: bit.ly/3JX9QjV)

Il Vangelo di oggi è la continuazione di un discorso che Lui fa sulla montagna/collina dove ha detto le Beatitudini (che sono il nostro programma di vita per essere felici). Gesù, continuando questo discorso, ci spiega oggi che cosa è la sua nuova “Legge”: la “Legge di Dio”.

Alcuni farisei e scribi dicevano che Gesù stava eliminando la loro Legge, la “Torah”, consegnata al popolo d’Israele da Mosè sul monte Sinai tanti secoli prima. Ma questo modo di pensare era completamente sbagliato, era esattamente il contrario del pensiero di Gesù! Infatti, proprio a questo proposito, dice: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti: non sono venuto ad abolire, ma a dare il pieno compimento”, cioè a completare.

Perché Gesù dice questo? Cosa era accaduto? Praticamente, si era arrivati al punto che non era più la Parola di Dio a guidare le persone, ma le leggi che gli uomini avevano “messo sopra” la Parola, rendendole così più importanti della Parola stessa.

Gesù vuole eliminare queste interpretazioni sbagliate che dicevano che bisognava seguire alla lettera tutti i precetti, tutte le regole esteriori, e vuole riaffermare il fine della Torah, della legge: raggiungere la giustizia (fare i sentimenti di Dio). Dunque la legge di Dio è l’Amore. Infatti, continua dicendo ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Questo versetto è la chiave di tutto ciò che segue. Di fatti, Gesù porta degli esempi ben concreti su come mettere in pratica la Legge affinché la sua osservanza porti ad agire con Amore.

Nel primo esempio Egli chiarisce il quinto comandamento: “Non uccidere” :  «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio”. Ma io vi dico: “chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio”».

Gesù dice che anche chi si adira con il proprio fratello merita lo stesso castigo dell’assassino!…Ciò significa che non basta evitare di uccidere qualcuno! Ognuno di noi, infatti, potrebbe dire: “Io, il quinto comandamento l’ho sempre rispettato! Non ho mai ucciso nessuno!”. Eh no! Non è sufficiente!

Per vivere il quinto comandamento secondo la Legge dell’Amore è anche necessario togliere dal nostro cuore ogni sentimento negativo di ira, di ripicca, di vendetta, di rabbia… è necessario non mormorare, non criticare, non essere invidiosi e superbi!!!

Ma lo sapete che cosa dice papa Francesco a proposito di questo? «Se tu parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, imitiamo quel gesto di Caino, il primo omicida della storia. Un cristiano omicida… non lo dico io, eh?, lo dice il Signore… quello che ha nel suo cuore un po’ d’odio contro il fratello è un omicida». à Gesù e Papa Francesco ci chiamano a convertirci, a cambiare direzione nel caso in cui avessimo imboccato la strada sbagliata, a chiedere la grazia di non sparlare, di non criticare, di non imitare il gesto di Caino, di bloccare sul nascere ogni maldicenza… perché queste impediscono l’unità tra tutti noi, figli di Dio.

In sintesià nel brano di oggi il Signore ci presenta varie situazioni di vita per farci capire che lui non demolisce la Parola di Dio ma demolisce tutto ciò che non la valorizza e che non la rende segno dell’amore del Padre per noi (coloro che offendono con parole ed azioni che non perdonano, che litigano; che commettono adulterio, che provocano scandali, che cacciano la propria moglie, che giurano senza motivo…)

Tutte queste situazioni le possiamo vivere tutti: sia grandi che piccoli… Ma che Gesù, per ognuno di questi esempi dice: “Avete inteso che fu detto agli antichi…”, e poi aggiunge: “Ma io vi dico”. Cioè il Signore ci vuole far andare ben oltre, ci vuole far fare un passo molto grande ed impegnativo, un salto di qualità, ci vuole far capire che tutto ciò che non ci rende fratelli, tutto ciò che non ci aiuta a rispettarci e ad accoglierci, deve essere eliminato.

Infatti noi cristiani siamo chiamati a Costruire e vivere il regno di Dio!

E come si fa? Cercando di Assomigliare al Padre”.

Ma è difficile… come è posssibile? Scegliendo Gesù come modello per la nostra vita. Lui ci ha dato l’esempio, persino in croce ha detto: “padre perdonali perchè non sanno quello che fanno…”

E… ma lui è Gesù! Embè tu puoi vivere come Lui… il tutto richiede impegno, ascolto, generosità, gioia, capacità di perdono, coraggio per ricominciare sempre, anche quando abbiamo sbagliato.

E noi, come possiamo iniziare a vivere l’amore? A costruire il regno di Dio?

Storiella dei tre Setacci:
Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
– Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

– I tre setacci?
– Sì. – continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

– Ah no, al contrario!
– Dunque, – continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

– No, davvero.
– Allora, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Allora, cosa dobbiamo fare per vivere i comandamenti secondo la Nuova Legge di Gesù? Vedere tutti e tutto con gli occhi di Dio. Tutti noi siamo e possiamo essere costruttori del Regno di Dio. Infatti, per questa costruzione, non ci sono limiti di età e di capacità. Tutti possiamo realizzarlo! Basta che lo vogliamo….
Il nostro Dio è il Dio dell’impossibile. E noi tutto possiamo in colui che ci dà la forza!

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