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Episodio della vita di Sant’Annibale

N° 5 – «Giustizia all’innocenza»

Il suo primo articolo, del 26 novembre dello stesso 1868, ha per titolo: Giustizia all’innocenza. È sintomatico che il futuro apostolo del Rogate ci si riveli in questo suo primo scritto dato alle stampe come difensore dei sacerdoti. Si tratta infatti della difesa di due sacerdoti, il direttore e un collaboratore di L’Ape Iblea, giornale cattolico di Palermo, arrestati e lasciati languire in prigione, senza adeguato motivo, e ciò per lo spirito settario che dominava l’ambiente: “Colpevoli solo di aver difeso i principi del cattolicismo in una città libera. Non possiamo trattenerci dal denunziare all’Europa civile un fatto che basta a far conoscere l’immoralità e l’arbitrio dei nostri governanti”. E conchiude: “Ma che si crede? Di costringerci forse al silenzio con simili atti di arbitrio? Oh, la si sbaglia di gran lunga! L’amore della patria e della religione, con l’aiuto di Dio, ci terrà fermi e saldi nella pugna. Sì, lo diciamo a fronte alta e sicura: useremo dei diritti che ci concede la legge per svelare sempre le vostre trame, o bassi nemici della fede cattolica; continueremo sempre a disingannare gl’illusi, a chiamarli alla religione, a renderli ubbidienti alla voce del Sommo Pontefice. Questa è la nostra missione, che vorremmo esercitare anche su di voi. Ma sventuratamente lo spirito del male vi serpe nelle vene, vi soggioga il cuore e l’intelletto, né il vostro danno vi fa scorgere. Voi temete la luce: chi teme la luce è degno delle tenebre, e vi resti sepolto!”

A parte l’enfasi retorica, a parte la conclusione, che rivela ancora il figlio del tuono, non si può non ammirare lo zelo, la franchezza, il coraggio di questo giovane diciassettenne nel sostenere le proprie idee a difesa della religione. Nel 1869 pubblicò pure un carme ad onore di Pio IX, che l’11 aprile celebrava le sue nozze d’oro sacerdotali.

Ma l’apostolato del giovane Di Francia, all’occorrenza non si limitava alla penna. Una volta, uscendo dalla cattedrale, col vestito di gala e la sua brava tuba in testa, notò nella piazza un ciarlatano che aveva radunato un crocchio e sbraitava contro il Papa. Senza pensarci due volte, il marchesino Di Francia ruppe il cerchio, affrontò l’impostore e lo ridusse immantinente al silenzio con un solenne ceffone, che riscosse l’applauso di tutti.

Episodio della vita di Sant’Annibale

N° 4 – L’apostolato della stampa

Un suo zio dirigeva La Parola Cattolica, coraggioso settimanale che affrontava a viso aperto le battaglie della fede e la difesa del Papato, tanto da meritare parecchi sequestri e un anno di sospensione, dal giugno 1866 al giugno 1867, per la strenua affermazione della causa cattolica. Il Servo di Dio vi cominciò giovanissimo il suo apostolato della stampa, che fu sempre per lui una passione. Ci limitiamo a segnalare le sue due prime collaborazioni, una in versi e l’altra in prosa. Il 2 giugno 1868 pubblica una saffica Per Maria Vergine:

Sul tuo trono di stelle anch’io ti canto,
Amareggiato nell’april degli anni,
Che d’un dolore intemerato e santo
Bevvi agli affanni!

Addio, vergini sogni! addio, beate
Illusion dell’animo, esclamai,
Che nel fervore d’una prima etate
Ebbro sognai!

Si sente l’anima ricca di pietà e di fervore, ma si tratta sempre di un giovane con le sue ansie e i suoi problemi. Il poeta continua rilevando la tristezza dei tempi, la violenza della lotta tra il bene e il male, che lacera l’Italia, e annunzia la salvezza, che verrà dalla Madonna. Ma come trionferà la Madonna?
Il poeta, ripetiamo, è giovane e i giovani   anche i santi e i… futuri auspicati santi!   si sa, sono tutti, chi più chi meno, della focosa famiglia dei Boanerges (Mc 3, 17), figli del tuono, i quali, come Giacomo e Giovanni, domandano fuoco dal cielo. Conchiude quindi:

Donna e Regina dell’eterna sede,
Fulmina gli empi dal tuo ciel supremo!

A questo punto mi sembra di vedere la santa Madonna chinarsi sull’ardente giovanetto, per fargli   sentire all’orecchio, adattandole a Sé, le parole del suo Divin Figlio: «Tu non sai di che spirito sei: la mia missione non è quella di perdere gli uomini, ma di salvarli». Il giovane intese questo richiamo, e sul giornale che conservò per sé, corresse di suo pugno: Converti gli empi dal tuo ciel supremo!

© Riproduzione Riservata – Tratto da “Non disse mai no” di Teodoro Tusino

Episodio della Vita di Sant’Annibale

N° 3 – L’abbraccio del poverello

Ci viene segnalato un episodio che si riferisce a questi anni di collegio.

Un povero era stato ammesso nel refettorio dei collegiali. Mentre consumava in un angolo quanto gli era stato offerto, ecco che viene fatto segno alle impertinenze di quella ciurma incosciente, che, a cominciare dagli assistenti, con frizzi e motti dapprima, e poi col lancio di bucce, torsi e rifiuti della tavola, lo costrinsero a ritirarsi mortificato. A quello spettacolo il piccolo Annibale Maria non resse: raccolse in un cestino pane, formaggio, frutta e corse ad offrirlo al poveretto che si allontanava. Il buon vecchio lo abbracciò e baciò con le lacrime agli occhi.

Puozza ‘mbiri ‘nto calici! (cioè possa tu diventare sacerdote)  gli disse sorridendo la portinaia; e il Servo di Dio si compiaceva di ricordare fino agli ultimi tempi come il Signore aveva realizzato l’augurio della buona popolana.

In seguito alla rivoluzione del 1860, la mamma lasciò Messina, riparando in Napoli presso i parenti, col giovanetto che vestiva la bianca cocolla cistercense.

A quindici anni usci dal collegio, definitivamente chiusa dalle leggi eversive, e continuò i suoi studi con molto profitto sotto la guida dell’insigne poeta messinese Felice Bisazza. Egli era nato poeta. In seguito diremo anche della   sua vena e della sua attività poetica. Certamente, se avesse avuto tempo e modo di coltivare le disposizioni naturali, il Servo di Dio avrebbe colto nel campo della poesia più di un alloro. Preferì invece coglierlo nel campo della carità: e non è forse poesia, altissima poesia, la carità?

 

© Riproduzione Riservata – Tratto da “Non disse mai no” di Teodoro Tusino

Episodio della vita di Sant’Annibale

N° 1 – Il primo e l’ultimo incontro

20 agosto 1911: in treno, sulla linea adriatica verso Brindisi. Eravamo nove ragazzi; il Padre Di Francia ci aveva rilevati a Bisceglie e ci conduceva ad Oria nel suo Istituto di S. Pasquale.

Ero il più piccolo della comitiva, ed egli in seguito si compiacerà di richiamare all’occasione quel viaggio, per il ricordo che gli aveva lasciato la mia vivacità.

Era tanto   e faceva segno con la mano   era tanto  piccolino, e per tutto il viaggio rideva, rideva sempre.

Certo è una testimonianza che non mi fa onore; ma di ben altra natura è il ricordo incancellabile che ha lasciato in me tutto quel giorno, il primo, passato in compagnia del Padre.

Come il treno si mosse, mi domandò: Dimmi: quanto ami Gesù?

Mi trovai imbarazzato e balbettai: L’amo quanto posso!

Ed egli ad insistere: Ma quanto vuoi amarlo? 

Non ricordo ciò che risposi; ricordo invece che, dopo aver rivolto a tutti la stessa domanda, egli suggerì questa risposta: –Io voglio amare Gesù con l’amore con cui l’amano tutti gli Angeli e tutti i Santi del cielo e tutti i giusti della terra, con l’amore con cui l’ama la SS. Vergine Maria e finalmente con l’amore con cui l’ama il suo stesso Divin Genitore!

E spiegava: Certo, non è possibile arrivare a tanto; ma che importa? Gesù gradisce i santi desideri, se ne compiace e accresce nell’anima le fiamme del suo amore.

Emporio della Salute, più di 9000 farmaci raccolti in 3 anni a Bari

A tre anni dall’avvio del servizio, sono stati raccolti complessivamente 7000 prodotti farmaceutici, per un valore di circa 60mila euro, cui si aggiungono altri 2500 prodotti donati dalle aziende farmaceutiche, per un valore di circa 23mila euro.

Sono questi i dati relativi alle attività dell’Emporio della Salute cittadino, avviato dall’amministrazione comunale in collaborazione con la Caritas Bari-Bitonto, l’associazione Rogazionisti Cristo Re Onlus, l’Ordine dei Farmacisti Bari-Bat, la Federfarma Bari e il Banco Farmaceutico, per consentire alle persone indigenti, italiane e straniere, di potersi procurare farmaci gratuiti grazie alle donazioni effettuate dai cittadini presso le farmacie che aderiscono al progetto.

I numeri dell’Emporio della Salute, resi noti oggi dall’assessora comunale al Welfare, Francesca Bottalico, registrano anche la distribuzione di 3100 confezioni di farmaci e presidi medico-chirurgici prescritti con ricetta del Mmg, richieste di specialisti e anche parafarmaci, per un valore complessivo di 30mila euro.

I beneficiari del servizio sono circa 1800 persone individuate dai Servizi sociali del Comune di Bari, dai presidi del welfare cittadino, dalle associazioni facenti capo alla Caritas, dalle parrocchie e dal Pis.

In questi anni l’emporio ha anche offerto un supporto alle popolazioni al di fuori dei confini nazionali (Ucraina, Venezuela, Albania) tramite referenti di zona che hanno ritirato e spedito a destinazione i prodotti farmaceutici raccolti.

“Si tratta di un progetto virtuoso reso possibile da una rete straordinaria composta da farmacie, cittadini, assistenti sociali, associazioni, volontari e medici – ha commentato Francesca Bottalico – che in meno di tre anni ha reso generativa in tutta la città un’azione di solidarietà contro le povertà farmaceutiche ed economiche e per il contrasto allo spreco di farmaci, in un momento in cui tantissime persone hanno difficoltà nell’accesso alle cure farmacologiche o addirittura rinunciano a curarsi. L’Emporio della Salute è stato uno dei primi empori farmaceutici pubblici in Italia; al suo avvio, inoltre, è seguita la nascita di due empori socio-sanitari per over 65 e persone in povertà estrema, che offrono visite gratuite con medici specialistici, e della Casa della salute dei bambini”.

Il personale impegnato nel servizio è costituito da un farmacista responsabile, un farmacista coadiutore, un segretario e un volontario della Caritas diocesana.

L’Emporio della Salute ha sede in Via Zuccaro 6, presso il Villaggio del Fanciullo. È un servizio a carattere socio-assistenziale per la raccolta di farmaci conferiti dai cittadini in contenitori ad hoc posizionati nelle farmacie aderenti al progetto o donati al Comune di Bari che vengono ridistribuiti dal personale dell’emporio a persone in situazione di grave emarginazione economico-sociale in carico ai Servizi sociali o che ne facciano richiesta.

Possono accedere all’Emporio della Salute persone con reddito Isee fino a 5mila euro, persone senza dimora o prive di una rete familiare e sociale in grado di fornire assistenza e coloro che sono seguiti dalle associazioni di volontariato, individuati dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e dall’associazione di solidarietà sociale Rogazionisti Cristo Re onlus. L’accesso avviene su segnalazione del servizio sociale dei Municipi e della ripartizione Servizi alla persona o su istanza dell’interessato attraverso i Segretariati sociali o ancora su segnalazione del Pis e dei soggetti gestori delle strutture e dei servizi in convenzione dell’area della grave marginalità.

“Nell’Emporio non sono disponibili tutti i farmaci esistenti in commercio, ma essenzialmente farmaci da banco che derivano dalla raccolta solidale – si legge in una nota del Comune – pertanto non è un servizio in grado di garantire la distribuzione di farmaci in via d’urgenza”.

Le attività di front office, accoglienza, ascolto e dispensazione dei farmaci sono garantite i lunedì e i giovedì, dalle 9.30 alle ore 12.30.

Le farmacie coinvolte nel progetto sono De Marco in via Salapia, Di Vincenzo Filomena in via Lattanzio, Lozupone in via Crispi, Ragone in viale Japigia, Sbiroli in via Putignani, D’Alesio, Fabbroni in via Caldarola, Fantozzi in via Giulio Petroni, Calò in via Garruba, Antuofermo in via Sagarriga Visconti e Calabrese in viale Salandra.

© Riproduzione Riservata – Bari Today

Omelia del Giorno – 1 marzo 2023

«Questa generazione è una generazione malvagia;

essa cerca un segno,

ma non le sarà dato alcun segno,

se non il segno di Giona»

(Lc 11,29-32 qui il testo https://bit.ly/3FrpG1o)

Gesù usa qui parole dure per spronarci a scendere in profondità, per interrogarci seriamente su cosa poggi la nostra fede. Accade anche a noi di chiedere dei segni per credere in lui, dimenticando che il segno più importante e per noi vitale ce lo ha già dato: la Croce.
Dio concede dei segni per farci giungere alla fede, ma poi cessano; dunque perché cercare ancora altri segni se già Dio ci ha mostrato attraverso la croce, l’Eucaristia, i sacramenti tutto il suo amore?
A questo punto siamo interpellati nella nostra libertà: accogliere e vivere in questo amore oppure rifiutarlo.. a noi la scelta!
Signore Gesù,
soccorri la mia incredulità!
E quando vado in cerca di altri segni attirami a te, riporta il mio sguardo alla Croce, segno della pienezza dell’amore. Li tu hai dato tutto te stesso per me. Signore, fa’ che questo segno mi basti, aiutami a comprenderlo, perché possa viverlo. Amen
Buona Giornata!
Uniti nella preghiera!

Omelia del Giorno – 16 febbraio 2023

«Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”».

(Mc 8,27-33 qui il testo: bit.ly/37Inr7T)

Oggi Gesù pone a ciascuno di noi la domanda delle domande: «Tu, chi dici che io sia?». Chi è per me Gesù! Non per gli altri, non a partire da quello che dice la gente, non a partire da ciò che ci hanno insegnato al catechismo da piccoli… Ma per me chi è?
Il Signore vuole sincerità nel rispondere, vuole verità da noi. 
Perché quando prendiamo consapevolezza di chi è Gesù per noi, allora diventiamo credenti credibili. Quando cioè Dio non è più il Dio del cielo, ma è il Dio della mia vita. Quando non si tratta più soltanto di conoscere Gesù, ma di riconoscerlo. Perché il rischio più terribile è quello di conoscerlo, ma non di riconoscerlo.
Ricordate la pagina di Vangelo dove arrivati alle porte del Regno alcuni dicono: “Noi ti conosciamo. Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza”… Ed egli risponde loro: “Non vi conosco”…
Ebbene, Gesù non li conosce perché di fatto non ha mai avuto a che fare con loro. E’ stata una relazione di “amore platonico”. Come fanno le ragazzine con le star del cinema: han piene le pareti delle foto dei loro idoli, ma questi attori se ne stanno a migliaia di chilometri, nei loro palazzi stellari, del tutto ignari delle loro fans.
Ecco, che non capiti anche a noi di amare così il Dio di Gesù Cristo.

Tu sei il Cristo! Liberami dalla presunzione di sapere già tutto di Te o di conoscere a perfezione la strada sulla quale mi condurrai.

Omelia del Giorno – 15 febbraio 2023

«”Vedi qualcosa?” Quello, alzando gli occhi, diceva:

“Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano”».

(Mc 8,22-26 qui il testo: bit.ly/37xxkVW)

Essere presi per mano… Non è forse questo il desiderio di ciascuno di noi? Non vorremmo anche noi essere presi per mano da Gesù e condotti da qualche parte? Gesù fa questo con il cieco del vangelo di oggi, gli offre una presenza che lo accompagna, che lo guida proprio quando egli non vede nulla e non sa dove andare.
Nei nostri periodi di buio l’unica nostra consolazione è sapere che la luce di Cristo, prima di essere qualcosa che vince il buio, è una mano che ci afferra e ci accompagna in quel buio.
La seconda cosa che Gesù fa, è mettere la sua saliva sugli occhi di quest’uomo. È un gesto di un’intimità profonda. Se rimaniamo stupiti è perché ci dimentichiamo delle logiche dell’amore: pensiamo a quello che fa a volte una mamma quando dà al figlio piccolo il biscotto spezzato con la sua bocca, o quello che fanno gli amanti quando si baciano. Il gesto della saliva è un gesto che indica una profonda intimità. È con l’intimità che Gesù ci guarisce. È solo quando recuperiamo un rapporto intimo con Lui che riusciamo di nuovo a vedere.
E il vangelo ci tiene a dire che questo accade gradualmente, un po’ alla volta.
Signore fa’ che io veda.

Omelia del Giorno – 14 febbraio 2023

«Pregate dunque il signore della messe,

perché mandi operai nella sua messe!»

(Lc 10,1-9 qui il testo: bit.ly/3cb9xRB)

Colpisce sempre l’invito di Gesù alla preghiera affinché il padrone della messe mandi operai. Ma, parliamoci chiaramente: la preghiera, più che far moltiplicare miracolosamente gli operai, serve a noi per crescere nella consapevolezza di sé!
Il dialogo con Dio ci mostra chi siamo, i doni che abbiamo, la fiducia riposta in noi. Insomma: tutto quell’insieme di cose che ci permettono di capire che, forse, quell’operaio di cui ha bisogno la vigna, non è un altro fuori di me, ma sono proprio io.
Normalmente noi siamo molto bravi a delegare (dalle riunioni condominiali agli appuntamenti più seri della vita), tanto che la nostra preghiera forse assomiglia più a questa: “Signore manda operai sì, ma gli altri; perché io ho già tante cose importanti da fare. Amen”.
Ma quei pochi operai di cui parla il Vangelo, non sono, come erroneamente si pensa, solo i sacerdoti o i religiosi, ma sono principalmente i santi e la santità è legata al nostro battesimo.
Si, il mondo ha bisogno di santi. E i santi sono tutti coloro che sanno guardare oltre se stessi, per dare la vita ai fratelli.
Signore, fammi strumento di pace per quelli con cui vivo.

Omelia del Giorno – 13 febbraio 2023

“Vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù,
chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova”

(Mc 8,11-13 qui il testo: bit.ly/2NrYlpv)

Che cos’è che ci rassicurerebbe di non aver sbagliato e di star facendo la cosa giusta? Un segno ovviamente.
La richiesta di segni nasce da quel bisogno profondo che tutti abbiamo di sentirci rassicurati. In ognuno di noi c’è un fariseo che vuole essere rassicurato. In tutti noi c’è una voce che dice più o meno allo stesso modo: “se ci sei batti un colpo”.
Ma se la fede ci assecondasse in questo compulsivo bisogno di rassicurazione, allora essa si trasformerebbe in una sorta di droga che da una parte avrebbe lo scopo di rassicurarci, ma dall’altro ci toglierebbe il pieno esercizio della libertà.
Gesù non vuole mai toglierci nulla della nostra libertà, del nostro protagonismo, della nostra capacità di essere alla guida della nostra vita. Per questo risponde: “Non sarà dato alcun segno!”.
Non bisogna credere per cercare segni straordinari, ma bisogna credere riconoscendo in tutto un segno straordinario dell’amore di Dio. Infatti chi autenticamente crede, vive in maniera straordinaria le piccole cose.


Signore io credo, ma aiuta tu la mia fede.

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